La Pineta

pineta

La pineta demaniale di Porto Sant'Elpidio, impiantata nei primi anni '50 dal Corpo Forestale dello Stato, in una zona allora paludosa e alquanto decentrata rispetto al nucleo urbano di quel periodo, è oggi una grossa macchia di verde inserita nel tessuto residenziale e che completa armonicamente la parte Nord di Viale Trieste, il lungomare cittadino.

In origine e fino a circa 25 anni fa, era divisa in due tronconi, il secondo dei quali situato oltre il confine Nord dell'attuale camping Holiday; di dimensioni sicuramente più ridotte rispetto alla parte oggi esistente, è "scomparso" senza lasciare traccia alcuna della sua primitiva presenza.

 

 

Attualmente la Pineta è formata da alcune migliaia di piante, diverse delle quali a notevole sviluppo vegetativo e quasi tutte appartenenti alla comunissima specie del Pino d'Aleppo (pinus Halepensis); la piccola frazione rimanente è formata da un centinaio di piante della specie Pino Marittimo (pinus pinaster), facilmente riconoscibile rispetto al Pino d'Aleppo, a causa degli aghi più robusti e più lunghi e delle pigne rostrate (essendo invece lisce le pigne del Pino d'Aleppo) e da alcuni esemplari di Pino Domestico (Pinus pinea), il pino che a maturità assume la classica forma ad ombrello, anch'esso molto comune nella nostra cittadina.

Tra questi esemplari vegetali piantati ad hoc onde costruire la Pineta nel corso degli anni si sono aggiunte più o meno "avventurosamente" altre piante che, in alcuni punti di essa, ne diversificano il paesaggio; ci sono così una ventina di piccole querce della specie Quercus Ilex, alcune piantine di Melo (ssp. di Malus) sfuggite alla coltura e, molto caratteristiche seppure strane per il luogo, diverse piante, 4 per la precisione, di Ontano Nero (alnus glutinosa); è questa specie infatti tipica dei corsi d'acqua dolce ed i suoi semi sono stati sicuramente portati all'interno della Pineta, nel corso di qualche violenta mareggiata e relativo forte vento, insieme ai detriti fluviali provenienti dal Chienti, la cui foce è situata solo alcuni Km più a Nord, oppure dal Fosso di Castellano in cui sono state rinvenute diverse piante di questa specie.

Il lato della Pineta che è situato di fronte al mare è stato protetto dai venti e dalla salsedine dall'innalzamento di una duna costiera artificiale e da una lunga schiera di Tamerici (Tamarix africana); questi ultimi come si dice in altra parte del libro, erano piante molto comuni fino a circa trent'anni fa lungo tutta la spiaggia elpidiense, dove crescevano allo stato selvaggio, dalla foce del Chienti fino a quella del Tenna e di cui restano oggi invece solo scarse tracce.

Nello strettissimo spazio, alcuni metri, che si è venuto a creare fra la sommità della duna costiera e la fila ininterrotta di tamerici, che delimitano per tutto il lato Est la Pineta, hanno trovato inopinatamente riparo alcune specie vegetali erbacee ed arbustive relitte, considerate, fino a questo loro ritrovamento, praticamente scomparse dalla spiaggia Elpidiense.

Si sono così "salvati": il Papavero della Sabbia (Glaucium flavum), l'Eringio Marino (Eryngium maritimus),  la Ruchetta di Mare (Cakile maritima), la Lappa Minore (Xanthium strumarium) .

Vegetano così alla meno peggio, gli ultimi esemplari della flora spontanea del nostro litorale, piante comunissime fino a pochi anni fa e divenute ormai introvabili, da quando, con mezzi meccanici si livellano annualmente le dune costiere per preparare le spiagge per il periodo estivo.

Forse non tutto è perduto per assicurare la loro sopravvivenza a patto di considerare con particolare riguardo la zona in cui hanno trovato rifugio.

Nell'interno della Pineta nel periodo della bella stagione, formano bianchi tappeti le Pratoline (Bellis perennis) spesso associate alle Code di Lepre (Lagurus ovatus), anch'esse divenute alquanto rare; fra i Tamerici invece sono rigogliosi gli arbusti di Rovo (Rubus ulmifolia) e non è raro, quando è il periodo della loro fioritura, nella tarda primavera, rinvenire due eleganti Liliacee : l'Ornitogallo (Ornithogalum umbellatum) e l'Aglio Napoletano (Allium neapolitanum).

 

Tratto da " Porto Sant'Elpidio da borgo di pescatori a centro industriale" Isabella Bianchini - Marco Cromeni - Alessandro Marcianesi